Monete Romane: tra le più rare e costose monete antiche

antica moneta romana d'oro: aureo raro

Sono numerose le persone che, attratte dalla storia e dal prestigio delle monete antiche, decidono di iniziare la propria collezione proprio dalle monete romane antiche. Ma come cominciare a costruire il proprio patrimonio? Quali acquistare e quali evitare?

Andiamo a scoprirlo nella nostra guida.

Le principali fasi delle monete romane

Dall’aes rude all’aes grave

Così come tutte le principali civiltà antiche, anche a Roma il commercio è stato per lungo tempo regolato con il baratto o con sistemi rudimentali: si pensi che, per esempio, diffusa era l’abitudine di pagare con le pecore (e anche se non vi è uniformità interpretativa, per alcuni studiosi il termine pecunia deriverebbe proprio da pecus, pecora), così come con gli scarti di lavorazione del bronzo (aes rude), in base al valore e e al peso del metallo.

Per certi versi, è proprio l’aes rude a rappresentare la prima forma di “moneta” (il virgolettato è d’obbligo) in uso a Roma: un’abitudine che riguardò l’urbe dall’anno della sua fondazione (753 a.C) fino al periodo monarchico (509 a.C), caratterizzando un lungo periodo in cui il commercio era appunto in parte veicolato soprattutto attraverso lo scambio di lingotti di rame non regolari e privi di segni di riconoscimento, pur rimanendo il baratto la forma prevalente di regolamento delle transazioni.

Dall’aes rude si arrivò poi all’aes signatum (o segnato), con un piccolo passo in avanti non certo marginale nella lunga evoluzione che porterà al sistema monetario romano. Si trattava infatti di un piccolo lingotto di bronzo fuso che, contrariamente al rude, portava però impresso un sigillo che garantiva il peso e il materiale. Prodotto intorno al IV sec. A.C., fu a volte prodotto anche in argento, sebbene l’aes signatum propriamente detto rimanga pur sempre quello in bronzo (quello argenteo fu diffuso soprattutto in Sud Italia, come prassi di derivazione greca).

Il  terzo passo in avanti verso l’approdo delle vere e proprie monete si ebbe poi con l’aes grave, introdotto nei primi tempi repubblicani e diffuso soprattutto dal 335 a.C. nell’Italia centrale.

L’asse

Chiarito quanto sopra, la prima moneta standardizzata da parte dello Stato fu l’asse, il cui peso era pari a una libbra romana (327 grammi): considerato che il peso era costante, l’asse poteva dunque svolgere il ruolo di unità di misura. Peraltro, prevalendo il peso piuttosto che la forma, ne derivò la diffusione di diverse tipologie per dimensione e fattezze, pur nel mantenimento del proprio peso standard.

L’asse divenne inoltre centrale in un sistema di numerazione che comprendeva sia le frazioni che i multipli. Per quanto concerne le prime rileviamo:

  • Semisse – mezzo asse
  • Triente – terzo d’asse
  • Quadrante – quarto d’asse
  • Sestante – sesto d’asse
  • Oncia – dodicesimo d’asse

Per quanto riguarda i secondi abbiamo invece:

  • Duopondio – due assi
  • Tripondio – tre assi
  • Decusse – dieci assi.

Il passaggio successivo alla monetazione al martello determinò poi da parte dell’asse l’evoluzione in moneta fiduciaria, poiché il suo valore divenne slegato dal contenuto in metallo. Proprio questo passaggio favorì poi la graduale riduzione del peso della moneta, che acquisì via via il peso delle frazioni, arrivando a equivalere a quello della mezza oncia a partire dall’89 a.C.

Le prime e proprie monete romane

Chiarito quanto sopra, possiamo certamente annoverare come le prime vere monete battute da Roma furono i didracmi d’argento e le relative frazioni, in argento e in bronzo. Non si tratta, sostengono gli storici, di un conio realizzato nella città, quanto – più probabilmente – di un conio campano, nella scia di quanto realizzato in Grecia, proprio al fine di facilitare il commercio con le colonie greche del meridione.

Di queste prime monete, la più nota e conosciuta era il quadrigato, che presentava al dritto una testa giovanile di Giano e al rovescio Giove e la vittoria su una quadriga. A seconda della rarità, il prezzo di questa moneta può rapidamente salire da una base di circa 500 euro.

Il denario, l’aureo e le altre monete

Per osservare il vero e proprio perno intorno a cui si creò l’economia romana basata sulle monete bisognerà però attendere il denario, battuto per la prima volta a Roma intorno al 211 a.C. con il valore di 10 assi, e con frazioni pari al quinario (mezzo denario) e al sesterzio (un quarto di denario). Solo in un secondo momento il denario fu rivalutato a 16 assi.

Con le sue vicissitudini, il denario rimase la moneta più importante del sistema monetario fino alla riforma di Caracalla, quando fu sostituito dall’antoniniano e accompagnato dal vittoriato con un valore pari a tre sesterzi. Ad oggi le quotazioni del denario sono molto varie, ma tranne alcune emissioni rare o in condizioni di conservazione particolarmente eccellenti, il denario non è considerato di norma il pezzo più pregiato della collezione: è oggi possibile acquistarne dei buoni esemplari a partire da circa 80 – 100 euro.

Non furono però solo queste le monete in uso in quel periodo. Furono infatti battute l’asse in bronzo e le sue frazioni, mentre più ridotta fu la produzione di monete in oro come l’aureo. Anche per quanto riguarda l’asse, le quotazioni sono generalmente piuttosto contenute, con numerosi pezzi che possono essere scambiati già a partire da 50 euro. E’ invece più pregiato il commercio dell’aureo romano, i cui esemplari possono facilmente raggiungere le diverse migliaia di euro.

Come trovare e riconoscere le monete romane antiche

Il tema è, evidentemente, meritevole di un approfondimento più esteso (dedicheremo a questo argomento una guida specifica). Tuttavia, anche in questa sede ci piace condividere con tutti i nostri lettori una regola sempre valida nel mondo degli investimenti numismatici: l’età di una moneta non è direttamente proporzionale al suo valore.

Pertanto, il fatto che si riesca a entrare in possesso di una moneta antica romana non fa necessariamente di quell’esemplare un pezzo prestigioso da collezione: come qualsiasi visita nei siti d’aste potrà ben confortare, oggi è possibile acquistare monete romane antiche a partire da poche decine di euro (o anche meno, a seconda dei casi). Dunque, quali monete acquistare?  

Anche in questo caso, val la pena ricordare che:

  • la qualità deve prevalere sulla quantità. Meglio ridurre il numero degli esemplari di monete antiche romane acquistate, ma privilegiare solo ed esclusivamente quelle che hanno una maggiore rarità
  • è bene fare le proprie ricerche. Se un affare sembra essere semplicemente troppo conveniente per essere vero… è probabilmente perché non lo è. Meglio invece informarsi approfonditamente sulla moneta che si sta acquistando al fine di comprendere quale sia il suo reale valore, prima di procedere all’acquisto
  • bisogna fare attenzione ai falsi: purtroppo, il mercato della numismatica abbonda di falsi storici. In caso di dubbi è sempre meglio portare la moneta da un perito, affinché possa rassicurare sulla sua veridicità.

Ma come capire che moneta romana antica abbiamo tra le mani? Escludendo da questo approfondimento i falsi, cominciamo con il cercare di riconoscere le monete romane più antiche, gli aes.

aes rude romano

L’aes rude mostra delle forme irregolari e dei dettagli poco raffinati. Nella maggior parte dei casi, peraltro, ci troviamo a elementi che non hanno segni di riconoscimento e che hanno un peso particolarmente elevato. Alcuni esempi di aes rude sono dunque simili a pietre:

Trattandosi di monete particolarmente antiche, si noterà subito una profonda differenza rispetto ai coni delle successive epoche per la diversa forma (spesso rettangolare o comunque irregolare), materiale e stato grezzo delle finiture.

aes signatum

Si dia uno sguardo all’Aes signatum di cui sotto per valutarne in maniera evidente la particolare forma rettangolare, così come la relativa poca cura nei disegni, molto rudimentali, sul dritto.

Alcuni Aes signatum divennero simili a barrette di bronzo, con impresso un sigillo a garanzia del peso e del materiale utilizzato. Il peso è tra 1,15 e 1,85 kg: non avevano un valore frontale, ma valevano quanto pesavano. Come tali, venivano tagliati sulla base delle necessità.

Il sigillo utilizzato fu in un primo momento un ramo senza foglie, e quindi animali vari, aquila, Pegaso alato, elefante e maiale.

Aes grave

L’aes signatum fu poi sostituito dall’aes grave, introdotta fin dai primi tempi repubblicani e, per certi versi, il primo supporto che si avvicina alle monete, per forma e utilità che oggi possono essere attribuite a tali prodotti. Anche in questo caso, però, alla forma tendenzialmente circolare si accompagnarono raffigurazioni piuttosto elementari, e un valore che era direttamente proporzionale al peso.

La fine dell’epoca dell’Aes grave coincise con il conio dell’Asse, prima moneta garantita dallo Stato, riconoscibile sia per il materiale (bronzo in un primo momento, rame in un secondo), in uso sia durante la Repubblica che durante l’epoca imperiale.

Asse antica moneta romana

Come si può facilmente evincere dalle immagini la qualità delle raffigurazioni subisce un notevole passo in avanti. La forma è circolare, prodotta da un dischetto di metallo da sottoporre a una monetazione a martello. Il valore dell’asse fu costante, a prescindere dalle differenze di peso.

Il dritto delle monete romane: riconoscerle dalle immagini impresse

Il modo più semplice per riconoscere e distinguere le monete romane è quello di osservare il dritto, dove sono impresse le immagini principali della moneta.

Peraltro, si noti come solamente le monete dall’epoca di Giulio Cesare in poi riportano sulla moneta il ritratto di colui che era in carica, mentre prima dell’avvento di Giulio Cesare era d’uso imprimere sul dritto il ritratto dei propri antenati. Anche le successive monete imperiali mantennero questa abitudine, anche al fine di rafforzare l’autorità dell’imperatore.

In una terza fase, l’immagine dell’imperatore venne associata a quella delle divinità: anche in questo caso si tratta di una scelta tendenzialmente propedeutica a rafforzare l’immagine dell’imperatore e legarla alla discendenza divina.  

Ancora, segnaliamo come fin dagli ultimi anni della Repubblica romana, poco prima dell’epoca imperiale, le monete iniziarono ad essere emesse anche a nome dei generali che combattevano tra di loro in virtù dell’imperium: tali monete furono emesse principalmente da Pompeo, Giulio Cesare, Bruto, Cassio, Labenio, Sesto Pompeo, Lepido, Marco Antonio e Ottaviano.

In sintesi, le monete di epoca repubblicana raffigurano le scelte dei magistrati monetari che, di norma, amavano esaltare e celebrare la gens a cui appartenevano: per far ciò spesso si arrivava a creare delle immagini con richiami divini mentre, in un secondo momento (I secolo a.C.) si giungerà a raffigurare i magistrati stessi.

Di contro, le monete imperiali divennero subito uno strumento di propaganda, con la figura dell’Imperatore che viene esaltata al fine di venerare la grandezza dell’uomo al comando.

Come riconoscere l’aureo

Tra le monete romane antiche, una delle più ambite dai collezionisti è l’aureo. Ma come riconoscerla?

In primo luogo, è bene prestare attenzione alla materia prima: l’aureo è infatti la principale espressione della produzione di monete in oro nell’epoca romana, più rara prima della conquista della Gallia da parte di Gilio Cesare, poi più frequente dall’87 a.C. in poi.

Un altro elemento che permetterà di riconoscere l’aureo è il peso. Attenzione, però, al suo cambiamento nel tempo: le emissioni di Silla ebbero un peso di 1/30 di libbra (9,11 grammi), per poi passare al più leggero aureo di Pompeo (1/36 di libbra, 9,06 grammi), e ancora le emissioni più leggere da parte di Cesare (1/38 di libbra, 8,55 grammi in un primo momento, 1/40 di libbra, 8,02 grammi in un secondo momento).

aureo di Adriano: antica moneta romana in oro

Come riconoscere il denario

Se l’aureo è la principale moneta romana d’oro, il denario è quella più conosciuta in argento, tanto da aver rappresentato per molti tempi la base dell’economia romana.

La sua evoluzione rende difficilmente affrontabile il tema di come riconoscerla sulla base di qualche elemento fisico e, dunque, non ci si potrà che aiutare ricostruendo il periodo di emissione. Per esempio, i primi denari pesavano appena 1/72 di libbra, pari a 4,55 grammi, e presentavano al dritto la testa di Roma elmata e al rovescio i Dioscuri a cavallo.

Ben presto però il peso fu abbassato a soli 3,9 grammi: questi denari presentano ancora la testa di Roma elmata al dritto, ma la lupa con Romolo e Remo lattanti al rovescio. Queste monete sono quelle che rimasero in emissione più a lungo (circa 200 anni) per poi essere sostituite da Nerone, che nel 64 d.C. abbassò il peso a 3,4 grammi. Infine, sotto Marco Aurelio il peso fu portato a 2,36 grammi, mentre Settimo Severo lo ridurre ulteriormente a 1,7 grammi. Da Costantino in poi i denari non furono più coniati.

denario in argento di Augusto

Cosa determina il valore di una moneta romana antica

Di contro, se si è in possesso di una moneta romana antica è molto probabile che si venga presi dalla curiosità di comprendere quale sia il reale valore di mercato.

Ebbene, il valore di una moneta romana antica può oscillare da poche decine di euro a… molte migliaia di euro. Ma da che cosa dipende?

I criteri di valutazione di una moneta antica romana sono i seguenti:

  • la rarità. Una moneta antica non è necessariamente una moneta rara. Ma è proprio dalla valutazione della rarità della moneta che bisogna partire per cercare di stimare il valore del conio. È dunque bene cercare di comprendere quante monete sono state realizzate e se ci sono delle particolarità (come errori di conio) che potrebbero rendere unica la moneta
  • i dettagli. I collezionisti di monete romane amano raccogliere esemplari che possano essere apprezzabili per la purezza dei rilievi e per i dettagli visibili, per il ritratto più o meno prominente. Insomma, gli elementi alla base della moneta romana antica devono essere chiaramente riconoscibili
  • l’autenticità. Ne abbiamo parlato più volte. Purtroppo, il mercato della numismatica abbonda di falsi. Per stimare il valore di una moneta romana antica bisogna cercare di valutare la sua autenticità, perché solamente in questo caso è possibile procedere oltre nell’analisi
  • le rappresentazioni.  A parità di altre condizioni, le monete romane antiche più ricercate sono quelle che presentano sul dritto i personaggi più celebri della storia. È per questo motivo che, nonostante la sua costante presenza alle aste, le monete con Giulio Cesare sono sempre tra le più ambite. Oltre che sul dritto, è inoltre bene concentrare le proprie attenzioni anche sul rovescio. Quali sono gli elementi che vengono ritratti? Si tratta di simboli architettonici particolarmente apprezzati? Evocano delle battaglie celebri?
  • il modulo: anche il modulo rappresenta un elemento su cui si presta grande attenzione. È per questo motivo che di norma un sesterzio avrà maggiore livello di attrattività rispetto ai più piccoli assi.
  • la provenienza. Per comprendere quale sia il valore di una moneta antica bisogna anche comprendere quale sia l’origine della moneta e quali sono i passaggi che ha fatto per arrivare nelle proprie mani
  • il materiale. Il peso e la purezza del materiale utilizzato per coniare la moneta antica rappresentano altri criteri che bisogna tenere in considerazione. Tra l’altro, proprio il peso è uno dei criteri che spesso permettono al perito di comprendere se ci si trova dinanzi a una moneta vera o a una moneta falsa.

Considerato che per un neofita delle monete antiche potrebbe essere piuttosto difficile rendersi conto della bontà di tutti questi requisiti, consigliamo a tutti coloro i quali si stanno avvicinando alla compravendita di monete di preferire quelle che sono accompagnate da una certificazione da parte di un perito accreditato, utile per rassicurare le parti sul reale valore di un conio.

Valutazione di alcune monete romane rare

  • Denario di Marco Antonio (ca. 30 a.C) – valore: 700 euro
  • Aureo di Augusto (ca 25 a.C.) – valore: 2.100 euro
  • Denario di Augusto (ca 25 a.C.) – valore: 1.000 euro
  • Denario di Augusto (ca 25 a.C.) – valore: 1.000 euro
  • Asse di Agrippa (ca 12 a.C.) – valore: 180 euro
  • Denario di Tiberio (ca 30 d.C.) – valore: 700 euro
  • Aureo di Adriano (ca 120 d.C.) – valore: 6.600 euro
  • Aureo di Adriano (ca 130 d.C.) – valore: 2.800 euro
  • Denario di Adriano (ca 130 d.C.) – valore: 110 euro
  • Sesterzio di Traiano (ca 100 d.C.) – valore: 850 euro

Dove vendere e comprare monete romane antiche

Per vendere e comprare monete romane le strade principali sono tre:

  • negozi di numismatica o antiquariato
  • ebay
  • case d’aste

Sicuramente le aste sono la strada migliore per vendere le monete antiche in autonomia e massimizzare il guadagno.

Si ha la certezza della autenticità le monete vengono visionate e valutate da esperti. Inoltre il guadagno è più alto poiché ci sono commissioni minori e più offerenti.

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